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Dr. Aurel Mengri

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Decompressione Percutanea delle ernia discale “PLDD” con laser Discolux

Discolisi Eutermica mediante Laser ad Olmio Discolux.

Descrizione generale:

L’ernia del disco è una affezione della colonna vertebrale, ed esattamente dei dichi intervertebrali, che consiste in una rottura o uno sfiancamento dell’anello esterno del disco (Anello Fibroso) che contiene il materiale gelatinoso del nucleo interno (Nucleo Polposo, fig ) . Situazione clinica che si configura con la conseguente dislocazione del nucleo verso la parte indebolita del anello fino a diventare una estrusione. La rottura e lo sfiancamento del disco sono abitualmente secondari ad una degenerazione o invecchiamento del disco, fenomeno che parte dalle cartilagini discali. La degenerazione e l’ernia del disco (fig.) sono generalmente legati a fattori genetici e familiari, attivati o rilevati poi da varie cause come lo stress e traumi vertebrali, protratte posture viziate , mal distribuzione di carchi sulla colonna ed altre cause.

Le ernie più frequenti sono quelle lombari, seguite da quelle cervicali e dorsali. Tutte le età possono essere affette da ernia del disco.

La Decompressione Percutanea dei dischi erniati tramite la “Discolisi Eutermica con il laser ad Olmio” fa parte dell’armamentario medico volto a trattare il mal di schiena di origine da ernie discali.

È il sistema innovativo usato nella decompressione del disco intervertebrale erniato tramite erogazione di energia laser al centro del disco intervertebrale malato. Come abbiamo visto per il PLDD classica con Laser a Diodi (Percutaneous Laser Disc Decompression) anche questa tecnica consiste nel portare una sottilissima fibra ottica al centro del disco intervertebrale tramite un ago introduttore, anch’esso di ridottissime dimensioni.

A differenza dal PLDD classica con il Laser a Diodi, la tecnica Discolux, è una tecnica laser assistita (Discolisi Eutermica mediante il laser ad Olmio (HO:YAG) e prevede l’aspirazione di una piccola frazione del nucleo polposo liquefatto a bassa temperatura, al fine di ridurre la pressione interna nel disco malato, senza che si comprometta la vitalità dei fibroblasti del nucleo polposo e del anello fibroso del disco stesso. In sostanza la differenza fondamentale tra la PLDD classica con il laser a diodi e il Discolux sta nella quantità di energia laser emessa e di conseguenza anche nella massa di materiale nucleare distrutta. Nel caso della PLDD classica la punta della fibra ottica all’interno del disco raggiunge temperature (80 – 90° circa) provocando cosi l’evaporazione di una piccola parte del nucleo sufficiente a ridurre la pressione all’interno del disco e fa si che la parte estrusa rientri all’interno del disco stesso liberando in questo modo la radice del nervo compresso. In una percentuale dei casi, però, l’energia laser liberata al alte temperature danneggia anche una parte restante del disco e delle strutture circostanti provocando la cosiddetta “discite termica” che può manifestarsi con una sintomatologia simile alla ernia. Nel caso della decompressione tramite Discolux si lavora con temperature molto base simili alla temperatura fisiologica (40-42°) per 6-8 minuti che non provocano l’evaporazione del disco ma solo la liquefazione di una piccola sua parte senza danneggiare la restante parte del disco. Tramite l’ago precedentemente posizionato all’interno del disco la parte liquefatta viene aspirata con una semplice siringa in piena sicurezza. Questo evita la temuta “discite termica” e da la possibilità all’operatore di misurare la quantità del materiale discale asportato. Quindi i vantaggi della tecnica Discolux si possono riassumere in:

  • Discolux si avvale di una tecnologia brevettata che consente di rilasciare un treno di impulsi ad energia ridotta e bassa frequenza, concentrando l’energia a bassa temperatura in un area ben definita.

  • Bassa energia per impulso (500 mJ).

  • Bassa frequenza, cioè lungo periodo di inattività prima dell’impulso successivo.

  • Bassa energia totale erogata.

  • Incremento termico trascurabile.

  • La luce generata dal laser Eutermico Discolux non si propaga con un fascio rettilineo come nelle decompressioni con laser a diodi ma penetra oltre il terminale della fibra ottica per soli 0,03cm. La tecnica, grazie alle basse energie necessarie alla liquefazione, limita l’azione termica ad un area di pochi millimetri intorno alla fibra ottica, sufficienti per la sua azione di liquefazione e con energie di lavoro sicure che evitano i potenziali rischi di discite termica.

  • La temperatura dell’area di azione laser ad Olmio non supera i 45°, garantendo la sicurezza del trattamento ed evitando lesioni accidentali alle strutture adiacenti all’area del nucleo polposo trattato.

  • Da la possibilità all’operatore di misurare esattamente la quantità del materiale nucleare aspirato.

  • La durata totale del trattamento Discolux è di circa 20 minuti e l’applicazione della luce pulsata impiega non più di 5 minuti.

A chi è indicata la tecnica Discolux?

A tutti i pazienti affetti da lombosciatalgie e lombocruralgie croniche da ernie discali ricorrenti resistenti alla terapia conservativa, fisiochinesiterapia e alle infiltrazioni antalgiche peridurali. RM positiva allo stesso livello metamerico dei sintomi valutati clinicamente; ernie discali contenute o estruse, senza frammenti liberi espulsi (classificazione ASNR) e Pfirman grado 1-3 con sufficiente idratazione del disco e comunque con una altezza del disco non inferiore al 50% dell’altezza fisiologica. Ovviamente il tutto viene discusso con il paziente. In occasione della visita il medico può mostrare la tecnica su un modellino didattico di colonna vertebrale.

Descrizione della procedura decompressiva: In seguito alla visita algologica , controllo degli esami ematochimici, lo studio accurato della RM (non antecedente ai 3 mesi dalla visita), e consenso informato, il paziente viene monitorato e posizionato in posizione prona. Si prepara un campo sterile e si esegue l’anestesia della cute nei punti di ingresso dell’ago. Sotto guida radiologica si porta un ago sottile all’interno del disco intervertebrale (fig) da trattare attraverso la quale si introduce la fibra ottica laser. La procedura si conduce in anestesia locale ma in soggetti particolarmente emotivi, a richiesta, è possibile una leggera sedazione per la durata della procedura. Il tutto è previsto in regime day hospital e nel primo pomeriggio del giorno stesso paziente viene dimesso a domicilio.

Cosa succede dopo la procedura?

Nei successivi 3 gg post procedura bisogna evitare assolutamente la posizione seduta in modo che la pressione intradiscale (fig) si riduca il più possibile dando cosi la possibilità ai tessuti intradiscali e peridiscali di stabilizzarsi. Nei 6 -7giorni successivi il paziente riprende una leggera attività fisica, con brevi passeggiate in piano e nel volgere di 2-3 settimane si può riprendere la vita normale. E chiaro che nei 2-3 mesi nel post procedura si raccomanda fortemente di evitare carichi e stress particolari alla colonna. Si consiglia fortemente l’attività acquatica.

Dott. Aurel Mengri.